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mercoledì 15 febbraio 2012

Fuoco, neve e design

Domenica scorsa si è conclusa la British Fires Design Factory, tre giorni durante i quali designer provenienti da diversi settori hanno lavorato sul tema del biocamino interpretato come oggetto ibrido tra una lampada e il camino tradizionale. Il lavoro sinergico di progettisti ed azienda è stato di fondamentale importanza poiché ha consentito un continuo confronto tra le esigenze pratiche legate al funzionamento dei bruciatori e nuovi approcci formali all’involucro. L’obiettivo comune che ha legato le varie proposte è stato quello di veicolare, attraverso la forma, il messaggio della sicurezza dei bruciatori British Fires rispetto agli altri presenti sul mercato poiché hanno un sistema brevettato che facilita la loro accensione e spegnimento e riduce notevolmente il rischio di incidenti legati anche al capovolgimento accidentale.

La factory è iniziata, quindi, con una giornata dedicata interamente all’approccio al problema sia mediante la visita allo showroom della British Fires, per vedere da vicino i vari modelli e definire le richieste dell’azienda, sia attraverso una riflessione più ampia sul fuoco in relazione all’uomo e all’architettura guidata da Carlo Bordin. La seconda giornata, invece, ha visto i designer concentrarsi sulla definizione formale del “vestito” da dare al bruciatore rispetto ad una serie di fattori quali la posizione nell’ambiente domestico, la funzione, gli aspetti simbolici legati al fuoco, i rituali e i comportamenti che può indurre, il target di riferimento. La terza ed ultima giornata, infine, è servita a decidere su quali spunti progettuali concentrarsi e a definire i progetti dal punto di vista dimensionale in vista della presentazione ufficiale delle proposte.

I circa trenta progetti venuti fuori da queste tre intense giornate verranno selezionati nelle prossime settimane in base alla fattibilità e ai fattori di innovazione che presentano, ma al di là di ciò l’aspetto che ha reso questa esperienza positiva e stimolante per tutti è stato il clima di collaborazione e di apertura reciproca che raramente si ritrova sia nei rapporti tra designer ed azienda, sia tra progettisti troppo spesso rinchiusi nel loro egocentrismo. Ognuno ha messo a servizio degli altri le proprie conoscenze ed intuizioni e, al contempo, ha potuto esprimere nel progetto la propria personalità. Si è creato un prefetto equilibrio tra gruppo e singolo progettista in un clima di concorrenza costruttiva, che poi è la sola che può portare frutti. Ovviamente questo è solo il primo step della progettazione. La fase esecutiva e la prototipazione saranno dei processi complessi e che richiederanno molto più tempo di alcune giornate, ma l’intenzione è quella di proseguire questa esperienza di progettazione partecipata indipendentemente dai progetti che verranno effettivamente realizzati.

Per il momento non resta altro che ringraziare tutti coloro che hanno investito tempo ed energie in questa iniziativa che, grazie all’apporto di ogni singolo partecipante –e nonostante le condizioni climatiche avverse-, ha regalato a tutti una esperienza memorabile.


CREDITS:

Azienda
British Fires

Art Direction
Puntodifuga Legno&Design
deZign Studio

Designers
Sara Armento
Andrea Bartolucci
Simone Bartolucci
Angelo Bucci
Alessandro Corrirossi
Leonardo Fortino
Paolo Gentile
Daniele Marcattili
Jadran Stenico

sabato 17 dicembre 2011

Biocamini nel dettaglio - Parte 3


Il riempimentoCosa c'è di più facile di riempire il serbatoio di un biocamino? Nulla, l'importante però è farlo bene!
Già, perchè la maggior parte degli incidenti domestici avviene al momento del riempimento del serbatoio.
Ma vediamo meglio di analizzare perchè succede e come si potrebbe evitare.
Il "bioetanolo" è un alcool che brucia per vaporizzazione. Questo vuol dire che quando accendiamo un camino, in verità non è il vero e proprio alcool che brucia, ma bensì i vapori rilasciati dall'alcool. Ovvimamente più alta è la temperatura in cui si trova l'alcool, più la vaporizzazione è elevata. Vi siete mai chiesti perchè quando accendete i biocamini dovete provare ad accenderli 2-3 volte prima che vadano in funzione? Proprio per questo motivo! l'alcool all'inizio è freddo e ad ogni tentativo di accensione ne alziamo la temperatura così da riuscire poi ad accenderlo o meglio, lo portiamo ad una temperatura tale che la vaporizzazione è così elevata da consentire lo sviluppo corretto della fiamma.
Smentita numero 4: Non brucia l'alcool ma i vapori dell'alcool

Ma proseguiamo con il nostro riempimento. Poniamo di aver acquistato un praticissima (?) tanica da 10 litri di alcool. Ne versiamo 3 litri all'interno del bruciatore e poi la richiudiamo. Ora accendiamo il bruciatore e ci godiamo il nostro fuoco a bioetanolo. Ma cosa sta succedendo dentro la tanica? E' presto detto.
Da 10 litri iniziali, ora troviamo solo 7 litri. Questo vuol dire che lo spazio che prima era occupato dai 3 litri, ora è occupato dai vapori del restante bioetanolo che è in tanica. Quindi la situazione attuale è 7 litri di alcool e "3 litri" di vapore. Sono passate un paio di ore e vediamo che la fiamma del nostro biocamino si sta affievolendo e decidiamo di mettere altro alcool nel serbatoio. Prendiamo la tanica, la portiamo vicino al camino e...ancor prima di spegnere il biocamino...la stappiamo. La situazione è questa, camino acceso e tanica da 10 litri aperta VICINO al biocamino e nella nostra mente risuona questa frase: "tanto l'alcool non sta a contatto con il fuoco,cosa vuoi che succede?".E cosa vuoi che succede? Non appena togliamo il tappo alla tanica, quei famosi "3 litri" di vapore rimasti dentro, escono subito fuori dalla tanica. Uscendo vengono a contatto con la fiamma ancora accesa del biocamino e, dato che quello che brucia sono i vapori e non l'alcool stesso, si infiammano tornando poi fin dentro la tanica.
Nota: Fare MOLTA attenzione al riempimento del biocamino. E' un operazione pericolosa che va fatta con cervello. Il rischio è quello di incendiare casa e voi stessi!