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sabato 21 aprile 2012

Com'è fatto un biobruciatore British Fires

I biocaminetti commercializzati dalla British Fires sono gli unici che utilizzano un biobruciatore certificato. Primo ed unico in Europa ad aver conseguito la certificazioneTUV. Il marchio TUV è un marchio volontario ed attesta che gli aspetti di sicurezza del prodotto sono stati verificati da un ente di terza parte che, oltre a certificare, si impegna a monitorare la produzione su base annua. Si attesta che:
  • Il consumo di bioetanolo è inferiore a 0,5 litro per ora.
  • Accensione e spegnimento del bruciatore sono operazioni semplici.
  • Emissioni di CO2 inferiori a 30 ppm.
  • Istruzioni di funzionamento chiare e complete.
  • Qualità monitorata periodicamente.
  • Al contrario dei bruciatori con serbatoio e fessura superiore, in questo bruciatore la garanzia di sicurezza è data dalla pietra porosa all'interno del bruciatore.
Una combustione sicura è garantita solo in combinazione con il bioetanolo LEF fornito dalla British Fires. Certificazione TUV N. 24293

I biobruciatori sono disponibili in 3 dimensioni:
L.410 - H.80 - P.200
L.575 - H.80 - P.200
L.800 - H.80 - P.157
Misure espresse in mm
Colori disponibili: acciaio e nero (il modello con larghezza pari a 800 mm è disponibile solo in acciaio)

http://www.britishfires.it/112?categoria_prodotto=27

mercoledì 15 febbraio 2012

Fuoco, neve e design

Domenica scorsa si è conclusa la British Fires Design Factory, tre giorni durante i quali designer provenienti da diversi settori hanno lavorato sul tema del biocamino interpretato come oggetto ibrido tra una lampada e il camino tradizionale. Il lavoro sinergico di progettisti ed azienda è stato di fondamentale importanza poiché ha consentito un continuo confronto tra le esigenze pratiche legate al funzionamento dei bruciatori e nuovi approcci formali all’involucro. L’obiettivo comune che ha legato le varie proposte è stato quello di veicolare, attraverso la forma, il messaggio della sicurezza dei bruciatori British Fires rispetto agli altri presenti sul mercato poiché hanno un sistema brevettato che facilita la loro accensione e spegnimento e riduce notevolmente il rischio di incidenti legati anche al capovolgimento accidentale.

La factory è iniziata, quindi, con una giornata dedicata interamente all’approccio al problema sia mediante la visita allo showroom della British Fires, per vedere da vicino i vari modelli e definire le richieste dell’azienda, sia attraverso una riflessione più ampia sul fuoco in relazione all’uomo e all’architettura guidata da Carlo Bordin. La seconda giornata, invece, ha visto i designer concentrarsi sulla definizione formale del “vestito” da dare al bruciatore rispetto ad una serie di fattori quali la posizione nell’ambiente domestico, la funzione, gli aspetti simbolici legati al fuoco, i rituali e i comportamenti che può indurre, il target di riferimento. La terza ed ultima giornata, infine, è servita a decidere su quali spunti progettuali concentrarsi e a definire i progetti dal punto di vista dimensionale in vista della presentazione ufficiale delle proposte.

I circa trenta progetti venuti fuori da queste tre intense giornate verranno selezionati nelle prossime settimane in base alla fattibilità e ai fattori di innovazione che presentano, ma al di là di ciò l’aspetto che ha reso questa esperienza positiva e stimolante per tutti è stato il clima di collaborazione e di apertura reciproca che raramente si ritrova sia nei rapporti tra designer ed azienda, sia tra progettisti troppo spesso rinchiusi nel loro egocentrismo. Ognuno ha messo a servizio degli altri le proprie conoscenze ed intuizioni e, al contempo, ha potuto esprimere nel progetto la propria personalità. Si è creato un prefetto equilibrio tra gruppo e singolo progettista in un clima di concorrenza costruttiva, che poi è la sola che può portare frutti. Ovviamente questo è solo il primo step della progettazione. La fase esecutiva e la prototipazione saranno dei processi complessi e che richiederanno molto più tempo di alcune giornate, ma l’intenzione è quella di proseguire questa esperienza di progettazione partecipata indipendentemente dai progetti che verranno effettivamente realizzati.

Per il momento non resta altro che ringraziare tutti coloro che hanno investito tempo ed energie in questa iniziativa che, grazie all’apporto di ogni singolo partecipante –e nonostante le condizioni climatiche avverse-, ha regalato a tutti una esperienza memorabile.


CREDITS:

Azienda
British Fires

Art Direction
Puntodifuga Legno&Design
deZign Studio

Designers
Sara Armento
Andrea Bartolucci
Simone Bartolucci
Angelo Bucci
Alessandro Corrirossi
Leonardo Fortino
Paolo Gentile
Daniele Marcattili
Jadran Stenico

lunedì 13 febbraio 2012

British Fires Design Factory/DAY 03

La terza e ultima giornata si è svolta all'insegna della definizione delle proposte dei designer, operazione che ha implicato la selezione dei progetti più significativi, l'elaborazione di più opzioni per ogni progetto, il dimensionamento di massima, lo studio dei colori, delle finiture e di molti altri aspetti, il tutto in un clima di entusiasmo e di totale collaborazione. Il risultato della tre giorni si è concretizzato in una trentina di progetti che verranno vagliati e selezionati nelle prossime settimane per poi procedere alla fase esecutiva e di prototipazione. La factory, infatti, è stato solo l'inizio di una riflessione attorno ad un prodotto innovativo e semisconosciuto, il biocamino, che grazie alla sinergia tra progettisti e azienda ha aperto nuove strade ed ha prodotto certamente reciproci stimoli.

domenica 12 febbraio 2012

British Fires Design Factory/DAY 02


La seconda giornata della Design Factory è stata incentrata sulla elaborazione formale dei nuclei concettuali venuti fuori dal brainstorming della giornata precedente. La sessione di lavoro si è svolta in maniera individuale ma con momenti di confronto tra progettisti, necessari a capire i punti di forza e di debolezza di ciascuna proposta. Di fondamentale importanza è stato l'apporto dell'azienda che, in sinergia con i designer, ha indirizzato il work-in-progress non solo con informazioni di tipo tecnico ma anche con suggerimenti sulle preferenze e necessità dei clienti. Ciascun partecipante ha elaborato una serie di proposte che saranno definite ulteriormente nel corso della giornata odierna fino alla presentazione finale che si terrà nel pomeriggio, a conclusione della factory.

sabato 17 dicembre 2011

Biocamini nel dettaglio - Parte 3


Il riempimentoCosa c'è di più facile di riempire il serbatoio di un biocamino? Nulla, l'importante però è farlo bene!
Già, perchè la maggior parte degli incidenti domestici avviene al momento del riempimento del serbatoio.
Ma vediamo meglio di analizzare perchè succede e come si potrebbe evitare.
Il "bioetanolo" è un alcool che brucia per vaporizzazione. Questo vuol dire che quando accendiamo un camino, in verità non è il vero e proprio alcool che brucia, ma bensì i vapori rilasciati dall'alcool. Ovvimamente più alta è la temperatura in cui si trova l'alcool, più la vaporizzazione è elevata. Vi siete mai chiesti perchè quando accendete i biocamini dovete provare ad accenderli 2-3 volte prima che vadano in funzione? Proprio per questo motivo! l'alcool all'inizio è freddo e ad ogni tentativo di accensione ne alziamo la temperatura così da riuscire poi ad accenderlo o meglio, lo portiamo ad una temperatura tale che la vaporizzazione è così elevata da consentire lo sviluppo corretto della fiamma.
Smentita numero 4: Non brucia l'alcool ma i vapori dell'alcool

Ma proseguiamo con il nostro riempimento. Poniamo di aver acquistato un praticissima (?) tanica da 10 litri di alcool. Ne versiamo 3 litri all'interno del bruciatore e poi la richiudiamo. Ora accendiamo il bruciatore e ci godiamo il nostro fuoco a bioetanolo. Ma cosa sta succedendo dentro la tanica? E' presto detto.
Da 10 litri iniziali, ora troviamo solo 7 litri. Questo vuol dire che lo spazio che prima era occupato dai 3 litri, ora è occupato dai vapori del restante bioetanolo che è in tanica. Quindi la situazione attuale è 7 litri di alcool e "3 litri" di vapore. Sono passate un paio di ore e vediamo che la fiamma del nostro biocamino si sta affievolendo e decidiamo di mettere altro alcool nel serbatoio. Prendiamo la tanica, la portiamo vicino al camino e...ancor prima di spegnere il biocamino...la stappiamo. La situazione è questa, camino acceso e tanica da 10 litri aperta VICINO al biocamino e nella nostra mente risuona questa frase: "tanto l'alcool non sta a contatto con il fuoco,cosa vuoi che succede?".E cosa vuoi che succede? Non appena togliamo il tappo alla tanica, quei famosi "3 litri" di vapore rimasti dentro, escono subito fuori dalla tanica. Uscendo vengono a contatto con la fiamma ancora accesa del biocamino e, dato che quello che brucia sono i vapori e non l'alcool stesso, si infiammano tornando poi fin dentro la tanica.
Nota: Fare MOLTA attenzione al riempimento del biocamino. E' un operazione pericolosa che va fatta con cervello. Il rischio è quello di incendiare casa e voi stessi!

martedì 13 dicembre 2011

Biocamini nel dettaglio - Parte 2

La Combustione 2
Qesti camini sono semplici da installare perchè non hanno canna fumaria e possono essere installati in qualsiasi ambiente. Così si legge sul web. Ma analizziamo con calma questa frase. La parte "non hanno bisogno di canna fumaria" l'abbiamo analizzata nel paragrafo precedente. In questo paragrafo invece, ci concentreremo sulla seconda parte ovvero "possono essere installati in qualsiasi ambiente".
Partiamo da lontano...dalla chimica...e più precisamente dalla reazione di combustione. Cito testualmente Wikipedia (ok non è una vera e propria enciclopedia ma per quello che serve a me va più che bene)
Il "triangolo del fuoco" consiste nei tre elementi che sono necessari allo svolgersi della reazione di combustione. Questi tre elementi sono:
<>

  • combustibile
  • comburente
  • temperatura

Il combustibile può essere di vario tipo, ad esempio: idrocarburi, legname o carbone. (nel nostro caso etanolo)
Il comburente per eccellenza è l'ossigeno presente nell'aria.
Il combustibile e il comburente devono essere in proporzioni adeguate perché la combustione abbia luogo, delimitate dal cosiddetto "campo d'infiammabilità".

Poniamo che  avviene una reazione di combustione all'interno di un ambiente (casa vostra). Per aver luogo la combustione come abbiamo visto è necessario un comburente (che "per eccellenza è l'ossigeno presente nell'aria" ). E' evidente quindi che  l'ossigeno presente nell'aria serve alla reazione per aver luogo, e serve a noi per respirare...ma se l'ossigeno viene consumato tutto dalla reazione di combustione...cosa respiriamo noi? Bene penso che la risposta sia più che intuibile...e citando di nuovo Wikipedia:

I prodotti della combustione dipendono dalla natura del combustibile e dalle condizioni di reazione. Ad esempio, nella combustione del carbone (esente da impurezze e quindi contenente solo carbonio) si produce esclusivamente anidride carbonica se vi è ossigeno in eccesso; in questo caso si parla di combustione completa. In difetto di ossigeno è invece favorita la produzione di monossido di carbonio accompagnata da fumi, nerofumo, in caso di forte carenza di ossigeno.

Bene quindi dopo tutto questo discorso vi posso assicurare che il camino a bioetanolo ha prescrizione di ventilazione.

Smentita numero 3: Il camino ad etanolo NON può essere installato in qualsiasi ambiente (niente camere da letto e stanza con cubatura inferiore a 20m cubi) ed HA PRESCRIZIONE di ventilazione dell'ambienbe dove viene installato il camino. La sezione della ventilazione dovrà essere di minimo 100cm quadrati 

venerdì 9 dicembre 2011

Biocamini nel dettaglio - Parte 1

E' già da diversi anni che si parla di camini a bioetanolo (detti anche biocamini) senza però dare informazioni chiare ed univoche. Fanno bene? fanno male? E' vero che funzionano senza canna fumaria? Producono CO2? Fanno cattivo odore? Oggi daremo risposta a tutte queste domande così da cercare di chiarire una volta per tutte cosa sono e come funzionano questi biocamini!



Il Combustibile
E' alcool etilico / etanolo non rigenerato di derivazione vegetale al minimo del 95% del volume denaturato conforme alle regolamentazioni europee. Ma come non era bioetanolo? ed il bio che fine ha fatto? Bene, il BIO non avrebbe mai dovuto esserci. Per avere la possibilità di usare il prefisso Bio ci sono molti requisiti da rispettare lungo tutta la filiera di produzione. Cosa che in questo caso non è rispettata.
Smentita numero 1: Il combustibile non è BIOetanolo ma etanolo al 95%

La combustione
Anche qui troviamo molta disinformazione. La combustione di questi biocamini non è nè magica ne fantascientifica. Spesso questo prodotto viene presentato come il camino che può essere installato ovunque senza vincoli di nessun tipo perchè ha una combustione pulita. Ma cosa vuol dire? Vuol dire non ha emissioni? No, le emissioni ci sono è solo che sono sotto una certa soglia. La soglia ovviamente non la decido io, ma la decide l'organismo mondiale della sanità.
Smentita numero 2: La combustione di questi camini NON ha zero emissioni